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Buon Primo Maggio, la festa del tempo libero.

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di Cosimo Cacciavillani, Giuseppe Rigobello

Non tutti sanno che il Primo Maggio è la festa del tempo libero. Era proprio il 1° maggio 1867, infatti, quando per la prima volta nella storia entrò in vigore nello stato americano dell’Illinois la legge delle otto ore lavorative. Era stata approvata l’anno precedente, ma ci volle l’immensa manifestazione del “primo” Primo Maggio per ottenerne l’applicazione. La lotta per le otto ore dal Nuovo al Vecchio Mondo vide protagoniste le donne e gli uomini che si ponevano questo obiettivo ambizioso ‒ e, in molti casi, riuscirono a raggiungerlo: otto ore al giorno impegnate dal lavoro, otto ore per dormire e le restanti otto ore da dedicare agli affetti, allo svago, allo studio, a quel che si vuole… La festa del tempo libero, dunque, o meglio del tempo liberato (dal lavoro): una prospettiva che, nonostante le tante conquiste ottenute negli anni, sembra ancora lontana. Ad ogni modo, diffidate da chi vi racconta un Primo Maggio che celebra il mito del lavoro, magari quello fatto dagli altri.

“Prendi il tuo tempo” è stato lo slogan dell’ultima edizione della nostra festa, le Fornaci Rosse. Un motto che risuona a distanza di oltre 150 anni, dalle fabbriche dell’Illinois alla fabbrica diffusa e terziarizzata del Veneto contemporaneo. Dove c’è ancora molto tempo da conquistare. Cosa vuol dire prendere il proprio tempo, oggi?

Dal Primo Maggio 2017 come associazione Fornaci Rosse abbiamo provato a dare una risposta a questa domanda, con un gesto semplice: trascorrendo parte della giornata del Tempo Libero nei supermercati e nei negozi aperti. Non per fare shopping, ma per portare una rosa in segno di solidarietà a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori costretti a lavorare anche il Primo Maggio. Altro che festa, altro che tempo liberato! Lo abbiamo fatto assieme alle associazioni UDU, Rete degli studenti medi e Binario 1 e al sindacato Filcams Cgil. Una rosa per chi lavora, da parte di chi lavora. Per dirla come la dice Maurizio Landini: la rosa di chi per vivere ha ancora bisogno di lavorare. Una rosa, insomma, per ricordarci che solo uniti possiamo “prendere il nostro tempo”. Proprio come gli operai americani, centocinquant’anni fa. Assieme al gesto del regalo e della solidarietà, c’è anche una domanda a noi stessi e alle tante persone che il Primo Maggio vanno a fare la spesa. Davvero vogliamo vivere in un mondo dove ogni giorno è sempre uguale al precedente?

Oggi è di nuovo il Primo Maggio ma, per la prima volta dopo tre anni, non siamo nei centri commerciali con i nostri mazzi di rose. Quest’anno siamo a casa, preoccupati come tanti per il futuro e per il lavoro che non c’è. Perchè dal lavoro dipende il reddito e dal reddito la qualità della nostra vita, finchè decidiamo che ci va bene così. Per una volta, ironia della sorte, quest’anno anche quelli che lavorano nei supermercati saranno a casa: proprio loro che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, non hanno smesso di lavorare un secondo. Anzi spesso si sono visti i turni raddoppiati, in condizioni non sempre sicure e con la paura di portarsi a casa il virus ogni giorno (chi troppo lavoro e chi troppo poco, chi straordinari e chi part time più o meno volontario). A tutti loro quest’anno più degli altri va la nostra solidarietà e a loro vogliamo dedicare questa illustrazione del maestro Manara.

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Non che le commesse e i commessi della grande distribuzione siano gli unici a rischiare la salute e la vita sul luogo di lavoro e non che questa sia una novità legata al coronavirus, un’emergenza sanitaria che non può farci dimenticare che nella “normalità” pre-covid erano 200 al giorno gli infortuni sul lavoro solo in Veneto, con un morto ogni cinque giorni.

Come sarà il prossimo Primo Maggio, non possiamo saperlo: possiamo però provare a immaginarlo tutti assieme. Con questo spirito, nel contesto dello spazio di aggregazione sociale Porto Burci è nato da qualche mese lo Sportello di Primo Soccorso Lavoro, grazie in particolare al contributo del circolo Arci Cosmos. Un progetto con un duplice obiettivo: da un lato, offrire alla cerchia sempre più ampia di frequentatori dello spazio di aggregazione sociale Porto Burci, un servizio di “pronto intervento” sindacale; dall’altro cercare di diffondere la consapevolezza dei diritti che lavoratrici e lavoratori hanno e possono esigere nel posto di lavoro. Una coscienza che deve per forza di cose andare anche oltre i confini dei nostri spazi sociali e dei nostri circuiti abituali. Uno spazio di ascolto informale, da pari a pari, a disposizione chi può avere difficoltà ad entrare in contatto direttamente con il sindacato; un “pronto intervento” che sappia offrire una prima risposta ed eventualmente indirizzare a chi può aiutare ad affrontare e risolvere quel problema. Sempre con l’idea che bisogna essere uniti per prendere il proprio tempo.

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