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Covid e senzatetto: la situazione a Vicenza.

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di C.S.

È sotto gli occhi di tutti la grave situazione di chi non ha una casa. La pandemia ha provocato un aumento di persone che si sono ritrovate senza lavoro e quindi senza la possibilità di continuare a pagare affitto e spese. Soltanto ieri sera, 22 ottobre, al ricovero notturno della Caritas, si è presentata una mamma con un bimbo di due anni. Non sapeva dove portare il figlioletto per non farlo rimanere al freddo.

È emergenza Coronavirus, ma è anche emergenza freddo. Eppure i volontari delle unità di strada avevano avvertito lo scorso aprile, con un appello al sindaco e al vescovo, che la situazione sarebbe stata sempre più grave. E con i volontari anche tanti operatori non hanno mai nascosto la preoccupazione. Eppure eccoci qua, il freddo è alle porte e ora si sta correndo per trovare rimedi. Ma le persone, anche se costrette a dormire sul cemento, non sono pacchi e non ci stanno a essere ricoverate in fretta a furia tra norme antivirus, isolamenti, tamponi… con il risultato che continuiamo a sentire ronzare il solito ritornello: “non vogliono venire nei ricoveri”.

Ma voi andreste? Ne siete proprio sicuri? Gli stanzoni di casa san Martino (Caritas) per esempio, promettono una promiscuità totale, nessun tipo di isolamento, nemmeno una tenda a separare l’intimità di ognuno.

L’albergo cittadino del Comune temporaneamente si è trasferito in uno stabile della diocesi in zona san Marco e, raccontano gli operatori, lì è tutto molto più umano: stanzette da due, alcune addirittura con il bagno. E in questo edificio l’assessorato al sociale riuscirà a garantire lo stesso numero di accoglienze dello scorso anno. Inoltre riaprirà gli stessi 30 posti d’emergenza. Alla Caritas invece non si riuscirà a ottenere gli stessi risultati. Per rispettare il distanziamento i posti letto saranno quasi dimezzati, e un po’ di posti in più saranno organizzati al centro diurno San Faustino (8 letti circa). Incrociando i dati delle unità di strada le persone che non avranno possibilità di essere ospitate nemmeno in caso di temperature al di sotto dello 0 saranno tra le 35 e le 45. Poche? Tante? Se non ci si prendeva all’ultimo momento qualcosa sarebbe cambiato.

Non sono pacchi, le persone, e per accettare l’ospitalità, quando ancora non ci si dà per sfiniti e vinti bisogna aver stabilito una relazione positiva. Per prendere la mano che mi viene tesa mi devo poter fidare. 

E come mi fido di un’amministrazione che pensa che il problema si risolva cacciando “i pacchi” da una via all’altra, da un portico a una pensilina? Gli abitanti della zona Mercato Nuovo/San Lazzaro ne sanno qualcosa. Chiamiamo i vigili e sgombrano le persone da sotto il nostro portico, ma poi le lasciano là fuori, così vanno sotto il portico di qualcun altro che a sua volta si lamenta. Tornano i vigili, sgomberano e il gruppetto si sposta di nuovo oppure ritorna al punto di partenza. Eppure non ci vuole un genio per capire che così non si risolve niente e che proprio quella “sicurezza” tanto sbandierata nelle campagne elettorali è una finzione assoluta. Sì perché i “pacchi” a essere continuamente cacciati e sgomberati a volte piangono, altre si riempiono di una rabbia che basta un niente a farla esplodere.

Le unità di strada a Vicenza sono 6 di cui una formata da operatori del progetto Margini di vita del Comune e le altre da volontari, cittadini che ci mettono l’anima per dare una mano, tenere monitorata la situazione, tentare di costruire un ponte e allo stesso tempo suggerire soluzioni. 

Si sono battute per chiudere i container di via Battaglione Framarin, una sistemazione che non era degna nemmeno per gli animali.

Si stanno battendo da anni perché si trovino delle forme per ricoverare cartoni e coperte. Sapete la fatica di continuare a reperirne perché Aim si diverte a buttarle tutti i giorni? Ma quando sei in giro di notte e vedi uno che senza niente dorme sul cemento con un lenzuolino di cotone, cosa fai?

A L. con le coperte hanno buttato tutto, i vestiti, le fotografie del figlio defunto, i documenti… quelle poche cose che erano la sua casa.

Ai volontari della Caritas è capitato di dover intervenire con gli operatori di Amcps mandati a innaffiare i senza tetto ai portici di Monte Berico. Si piazzano là, alla curva del Cristo, e fanno scivolare l’acqua dall’alto in modo da inzuppare per bene cartoni e coperte. E poi? E poi i pacchi se ne andranno chissà dove, su una panchina senza coperte né cartoni.

E perché quando poi li inviti al dormitorio dovrebbero fidarsi di persone che costituiscono una società del genere, o meglio de-genere?

Cosa propongono le unità di strada? Di ascoltare l’Europa che da anni ormai suggerisce e sovvenziona i progetti di “housing first”: prima ti do la  casa, poi ragioneremo sul resto. Prima riprenditi la tua intimità e poi cercheremo di rimarginare le ferite. Prima ti restituisco la dignità e poi penseremo al lavoro, al reinserimento…

Accoglienza diffusa, una casa per tutti, perché nessuno deve scivolare su un marciapiede e restarci per più di una notte. Ma da noi, nella bella Vicenza disegnata dal Palladio, ci sono persone che vivono in strada anche da 10 anni e più. 

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