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Fuga da Palazzo Trissino: il test.

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de L’Enigmista

Facciamo un esperimento. Per i prossimi 5 minuti, il tempo stimato per completare questo test, immaginate di essere un politico di professione.

Congratulazioni, avete passato la prima selezione. Ora che il 70% di voi ha cambiato post si sta più comodi e possiamo continuare. 

IL PROTAGONISTA

Siete un politico giovane, in carriera, di destra senza centro, assessori di un capoluogo del Veneto. Ai vostri piacete molto: semiestremisti di lungo corso, sapete mostrare il lato nostalgico ai fascistelli, conservatore ai conservatori, liberale ai liberali. Le vostre operazioni sono un mix, spesso sapiente, di questi tre ingredienti.

IL PROBLEMA

Siete bloccati in un consiglio comunale asfittico, senza prospettive di crescita, che arranca da inizio amministrazione tra lotte di bande  e mancanza di visione. Non c’è modo di brillare qui: dovete andarvene il prima possibile o invecchierete perdendo elettori.

L’OCCASIONE

Le regionali sono alle porte: è la vostra grande occasione per fare il salto a Venezia. 

Primo guaio: la destra qui, 6 volte su 10, vuol dire Zaia e voi da non-leghisti non siete certi di riuscire a prendere il treno. Il vostro messaggio però è vincente, se solo raggiungesse tutti i vostri potenziali elettori. Servono prime pagine, pubblicità, visibilità, insomma: servono soldi.

Secondo guaio: è scoppiato il Covid, i finanziatori non rispondono al telefono, e in periodo di campagna ogni spazio costa 10 volte il normale.

IL TEST

Qual è la via più breve per fuggire finalmente dal deserto di Palazzo Trissino?

La soluzione dopo la linea tratteggiata.

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I soldi ci sono, basta saperli vedere. 

Dopotutto non abbiamo detto che il vostro politico è un assessore? 

Fino alle regionali, grazie al fatto che il Consiglio comunale è in coma e gli lascia mano libera, lavora a progetti con l’obiettivo di fare il botto, spararla talmente grossa da causare una levata di scudi quasi trasversale e gasare i suoi più fedelissimi – che sono pochi, ma contano. 

Punta a uscire sulle prime pagine (locali? No, nazionali!), portare la sua faccia sorridente sugli schermi di decine di migliaia di smartphone fino a quel momento felicemente ignari della sua esistenza. Il tutto grazie a ore di lavoro pagate dai contribuenti.

Come? È sufficiente alterare appena il mix delle sue ordinanze, esagerando un po’ le note di fascismo. Va bene tutto: seviziare la Costituzione, vietare agli stranieri l’attività economica intra muros, infierire sulla temibile lobby dell’equo solidale. 

E poco male se gli atti in questione saranno mesi dopo giudicati inattuabili, il nostro politico è il primo a sapere che tutto questo resterà carta igienica. Il suo obiettivo è un altro: galvanizzare i suoi e fare incazzare tutti gli altri garantendosi una visibilità impensabile, avesse dovuto pagarsela. 

Quando poi qualcuno gli chiederà conto dei mancati obiettivi, potrà sempre incolpare la società civile che, fossilizzata su posizioni ideologiche, avrà disintegrato via TAR tutti i suoi buoni propositi.

E così fa:
– fessi i nemici che lo portano alle cronache
– fessi gli amici che credono ai nostalgici interventi 
– fessi i colleghi in consiglio che lavorano per la sua campagna.

Gioco, set, consiglio regionale.

Sorride sempre, sostengono alcuni con fastidio, ma ripensando al giochetto non sorridereste anche voi al suo posto?

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