Appunti

Il ruolo della politica.

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di Leonardo Nicolai

Tra poche ore entreremo nella fase 2. O forse la 2A. In alcune regioni siamo invece già alla 3. Da altre parti hanno invece perso direttamente il conto, sperando di non finire mai ai numeri periodici. La conclusione di due mesi di stop totale è comunque una sola: confusione.

Due mesi sono passati ormai da quella storica conferenza in cui si annunciava un lockdown prima parziale poi definitivo. Due mesi in cui l’Italia si è fermata, chi più chi meno. Sono stati i mesi della politica. Ogni ora aveva la sua conferenza stampa, mentre i social ruotavano tutti intorno ai politici. I meme su Fontana, le bimbe di Conte, le giravolte di Zaia. Dopo i primi tempi più convulsi, in cui potevano anche essere comprensibili alcuni avvitamenti della politica, è arrivato il momento di studiare come uscire dalla crisi. Ecco le task force, i commissari, gli esperti. Tutto sembrava pronto per un grande piano, più o meno preciso. E un po’ di sana improvvisazione era sicuramente prevedibile.

Siamo stati chiusi in casa due mesi. Perché ci hanno detto di farlo, e perché era giusto così. In questi due mesi non ci è stata detta nessuna parola di conforto. Non c’è stato alcun segno di empatia. Si sono altresì susseguiti i richiami alla responsabilità di tutti. Si è aperta la guerra al furbetto. Si è legittimata la gogna pubblica. I cittadini contro i cittadini. Senza conoscersi, senza capirsi. Ne abbiamo sofferto, ma l’abbiamo accettato.

Nel frattempo la politica doveva fare una cosa. Una sola cosa. Studiare. Analizzare i dati, immaginare soluzioni, con i dovuti tempi dare risposte. E invece dopo due mesi solo confusione. Mancano poche ore alla fine del lockdown più stringente e ancora non sappiamo se l’amante è un congiunto, e ancora non ci spieghiamo perché l’amico non possiamo andare a trovarlo mentre il cugino di quarto grado sì.

No, davvero: non è uno sfogo. È una presa d’atto. La politica ha completamente abdicato al suo ruolo di guida. Ha accettato un ruolo unicamente manageriale delle situazioni. Ma non è quello che deve fare: la politica dovrebbe essere il collante di tutto. Di scienza, sentimento, conoscenza, cultura, umanità. Dovrebbe metter insieme tutto e in virtù di questo guidare sia le situazioni sia i cittadini verso un obiettivo comune della società. E ci sta anche navigare a vista a volte. Ma dopo due mesi stiamo assistendo a battibecchi unicamente sul cosa fare domani in modo che dopodomani i cittadini siano liberi di fare ciò che vogliono.

Ma non usciremo dalla crisi semplicemente potendo tornare a fare ciò che vogliamo, potendo ritornare a una vaga normalità. Il mondo non si è fermato. Solo noi l’abbiamo fatto. E quando ripartiremo chi aveva poco avrà meno ancora. E non basterà lavorare per strappare un po’ di benessere. Servono risposte politiche. Dove troveremo soldi che semplicemente non ci sono? L’Europa? Il duro lavoro? L’austerità? I ricchi?

Prima o poi dovremo avere una risposta. A questo e ai mille dubbi che abbiamo e avremo. Continuare come se nulla fosse, limitandosi a gestire ciò che accade, vuol dire condannare all’incertezza i cittadini. La politica deve ritornare ad essere una guida. Solo così potremo tornare ad avere fiducia in chi ci governa, abbandonando la volatile politica del consenso.

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