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Pim PUMS Pam: un bel gioco più che vera partecipazione.

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A Vicenza c’è aria di PUMS. Ma cos’è, questo PUMS? In brevissimo, è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, “un piano strategico che si propone di soddisfare la variegata domanda di mobilità delle persone e delle imprese nelle aree urbane e peri-urbane per migliorare la qualità della vita nelle città”[1].

Ci sarebbe molto da dire per spiegarlo nel dettaglio, ma suggeriamo a chi volesse approfondire di andare direttamente su www.osservatoriopums.it, il portale promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, attivo dal 2016, che raccoglie tutti gli elaborati pervenuti dalle varie città aderenti. Piccola anticipazione: Vicenza non c’è. Non solo non risulta essersi dotata per l’appunto di un PUMS, ma non ha nemmeno aderito a questo servizio di mappatura.

In ogni caso, come dicevamo, finalmente c’è aria di PUMS. Da qualche mese, come Fornaci Rosse, abbiamo deciso di legarci in maniera più stretta al tema dello sviluppo cittadino, di approfondire l’evoluzione urbana e di seguire più attentamente il lavoro politico quotidiano. Abbiamo pensato quindi di osservare attentamente lo sviluppo del Piano, e di fare un lavoro reportistico e di analisi.

UNA NOVITÀ PER VICENZA?

, e no.

È il 5 luglio 2002 quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emana il “Regolamento per il cofinanziamento statale dei Piani Urbani della Mobilità (PUM): prime indicazioni” in attuazione dell’art. 22 delle legge 340/2000. Vicenza si era quindi già dotata, il 22 ottobre 2012, di un PUM. Si può trovare qui: https://www.vicenzaforumcenter.it/progetti?id=108018

Ma il PUMS è un “nuovo” strumento. La Commissione Europea infatti nel dicembre 2013 licenzierà il pacchetto per la mobilità urbana “Insieme verso una mobilità urbana competitiva e efficiente nelle risorse”, dove si parlerà esplicitamente di PUMS.

PER QUANDO E PERCHÉ SERVE ADOTTARE IL PUMS?

5 ottobre 2020. Sì, avete letto bene: 2020. Era entro il 2019, secondo il DM 297/2017, che identifica modi e tempi per sviluppare il PUMS, scadenza poi prorogata dal DM 396/2019. In questi decreti l’adozione del PUMS viene ritenuta necessaria “al fine di accedere ai finanziamenti statali di infrastrutture per nuovi interventi per il trasporto rapido di massa”.

IL PRIMO INCONTRO PARTECIPATIVO

Il 13 gennaio 2020 viene annunciato dal Comune di Vicenza l’avvio del processo partecipativo per la genesi del PUMS di Vicenza. Appuntamento al 23 gennaio, venerdì, alle 17.30. Non esattamente un giorno dove auspicare una massima partecipazione, né tantomeno un anticipo tale nell’annuncio. Dal 18 gennaio il Comune si trova infatti a martellare i social con un promemoria dell’appuntamento, un segno che probabilmente l’invito non era stato colto dai più. Ma comunque.

Ci connettiamo, puntuali. Sono presenti 13 persone tra organizzatori e tecnici, oltre a 6 consiglieri comunali. Al di fuori di questi diretti(ssimi) interessati, ci sono altre 40-45 persone, per un totale di 60-65 presenti. I comunicati parleranno poi di 80 persone connesse: probabilmente ci si deve ancora abituare a Zoom, che indica chiaramente il numero dei presenti, ma fa parte del gioco della politica.

Le linee guida in immagine per l’elaborazione del PUMS.

L’assessore – nonché attuale vicesindaco dopo il recente rimpasto di giunta – Matteo Celebron apre il meeting online con un breve intervento: “Vicenza 2030 è il nome del PUMS, ma anche l’ambizione. Pensiamo anche a un ambito urbano che esca dal comune nel 2030. L’invito che faccio è quello di sognare, soprattutto in queste fasi iniziali di ascolto”. E continua, ponendo l’accento sulla partecipazione: “Il sale della politica è il confronto: sono i cittadini a dare le priorità, non più la politica a dettarle ai cittadini”.

Lungi da noi essere prevenuti, ma non possiamo che far notare come, giusto due settimane prima di queste parole, il Comune di Vicenza abbia annunciato un progetto multimilionario di rivoluzione urbana – mobilità compresa – dell’area di Campo Marzo.

L’assessore Celebron chiude: “Il PUMS è fondamentale per accedere a finanziamenti, ad esempio nel Recovery Plan”. Ricordiamo: 5 ottobre 2020. Ora parliamo pure di Recovery, ma il Comune è ben oltre i termini presenti ufficialmente in Gazzetta per accedere a finanziamenti già previsti da anni. Ma tant’è. L’incontro prosegue con l’intervento di Lucio Rubini, a capo del team di progettisti che ha vinto il bando da 343.000€ per redarre il PUMS, finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti[2].

“Noi progettisti stiamo lavorando da diversi mesi”, annuncia. A lui segue Matteo Scamporrino, che illustra nel dettaglio il percorso immaginato: “Si inizia a ottobre 2020. Eccoci al primo dei momenti partecipativi. Seguiranno poi incontri con stakeholder”. Tutto ciò è confermato dal Comune stesso, che dà il via ai lavori il 6 ottobre 2020, con un comunicato stampa dove si annuncia: “tra novembre e dicembre 2020 ci sarà una prima fase di partecipazione e ascolto dei cittadini, con il lancio di un questionario online su abitudini relative alla mobilità e l’organizzazione di tavoli tematici su una piattaforma digitale”.[3]

Insomma, un po’ di ritardo, ma il 2020 è stato un anno complicato. Sperando quindi che questo sia diverso, vengono quindi dettate le prossime scadenze: “A primavera 2021 ci sarà il PUMS preliminare. Chiederemo nuovamente feedback. Il secondo workshop sarà a estate 2021: lì vi chiederemo proprio di azioni e politiche concrete. Si arriverà quindi al piano adottato a fine estate 2021, a cui seguiranno le osservazioni di tutti. Si giungerà quindi all’approvazione del PUMS verso fine estate 2021. Facciamo autunno.”

Le scadenze ci lasciano un po’ perplessi. Tralasciando i ritardi già evidenti, anche comprensibili, è quella nota finale a lasciarci interdetti: come è possibile ricevere l’ultima versione del Piano a fine estate 2021 e raccogliere le osservazioni di tutti… a fine estate? Il PUM era un documento di 267 pagine, non c’è motivo di pensare che il PUMS sia poi tanto diverso.

A questo punto si insinua nella mente una domanda: ma di che tipo di partecipazione stiamo parlando? È vera partecipazione o solo un passaggio che era doveroso (ricordiamo che è la terza linea guida europea il coinvolgimento attivo della cittadinanza)?

Screenshot tratto dallo slideshow mostrato in introduzione: qui i risultati del ‘press mappino’.

L’incontro comunque prosegue con l’introduzione dei progettisti, che dichiarano candidamente: “Non avevamo esperienza del territorio. Per questo abbiamo condotto un ‘press mapping’: leggervi dai giornali ci ha permesso di trovare un canale per avere un distillato.” Seguono quindi una serie di slide che presentano dati e parole chiave. Con una leggerezza più che evitabile, emerge chiaramente dai grafici come i dati comincino dal quarto trimestre del 2019, pur essendo l’anno presentato nella sua interezza: bastava evitare di inserire i primi tre trimestri in grafica, eppure…

Ci domandiamo, guardando grafici e parole chiave (tra cui figurano principalmente “progetto” e “mobilità”), come si possa avere esperienza del territorio guardando solamente un anno di rassegna stampa, peraltro con titoli tratti unicamente da un’unica testata, “Il Giornale di Vicenza”. Un anno decisamente particolare, oltretutto. Ci viene quindi in mente che dal ‘press mapping’ sono oltretutto state escluse due vicende importanti per la progettazione della mobilità cittadina, e cioè il ritorno delle auto in Corso Fogazzaro e lo studio di una nuova strada che bypassasse il Park Fogazzaro lungo il Bacchiglione. Contro entrambi i progetti (uno andato in porto, l’altro no) furono raccolte migliaia di firme: un peccato non considerare nel distillato di conoscenza un simile esempio di cittadinanza più che attiva.

Avviene quindi la divisione in tre tavoli. “Per lunedì verrà quindi fatto un report dei tre tavoli”, viene detto. Oggi è martedì: non che sia un problema, ma è un’ulteriore conferma dei dubbi circa le scadenze.

Tutti vengono quindi invitati ad aprire www.menti.com. Dopo qualche minuto il facilitatore sottolinea come ci siano “solo 3 persone ad aver risposto”, invitando ad accelerare. Si evidenziano alcuni problemi di accesso, probabilmente di un pubblico meno avvezzo alla tecnologia. I partecipanti sembrano poi aumentare di numero, fino a 15 risposte. Viene chiesto di descrivere con due parole la mobilità vicentina. “Bicicletta”, “scomoda”, “autocentrica”, “traffico”, “preistorica”, “ignobile”, “smog”, “obsoleta”: le parole che vengono lette sembrano chiare e non lasciano spazi a dubbi.

Dalle prime domande-prova emerge evidente come il pubblico auspichi un maggiore utilizzo della bici. Ma a questo punto ci poniamo qualche domanda sulla rappresentatività dei partecipanti, al di là del merito delle ambizioni per Vicenza. D’altronde l’obiettivo del PUMS non è eliminare l’auto, ma “di soddisfare la variegata domanda di mobilità delle persone”. Si tratta comunque di un primo incontro, ma tutte le domande successive pongono l’accento su due aspetti in particolare della mobilità cittadina: l’utilizzo della bicicletta, per l’appunto, e un po’ più in generale la vivibilità dei quartieri.

Vengono a questo punto mostrati 8 luoghi della città. Si scoprirà solo successivamente che agli altri due gruppi è riservata la medesima modalità, con luoghi ancora diversi. La divisione in gruppi probabilmente quindi è servita a stimolare il dibattito, e, dopo qualche domanda, pare essere stata una scelta vincente: praticamente tutti si sono sentiti a proprio agio nell’intervenire, salvo chi connesso magari solo per ascoltare.

Le domande per ogni immagine mostrata. Qui le risposte alla prima.

Questa parte di workshop piano piano presenta però sempre più limiti e rende evidente come, per quanto professionale, il team di progettisti effettivamente non conoscesse Vicenza. Viene mostrata via Prati, e viene chiesto un voto da 1 a 10 sulle seguenti domande: la percorreresti a piedi con un amico; la ritieni facilmente accessibile in bicicletta; il verde gioca un ruolo importante; la ritieni sicura a livello viabilistico; è un luogo bello e accogliente. Poi viene mostrato Viale Dal Verme. Con le stesse domande. E ancora: Viale Del Sole, e poi Piazza dei Signori. Con le stesse domande.

Tralasciamo anche il fatto che per Piazza dei Signori viene mostrata una foto con la Basilica sotto i ferri della ristrutturazione (conclusa nel 2012…). Il tema centrale è: che senso ha chiedere, per Viale Del Sole, un voto sull’accesso ciclabile? O peggio: se la percorressimo a piedi con un amico? Anche la stessa Piazza dei Signori ha messo in difficoltà i partecipanti: cosa si dovrebbe rispondere alla presenza del verde? E Viale Dal Verme è sicuro a livello viabilistico?

Tutti questi dubbi ad un certo punto emergono dal pubblico che interviene. Dai toni, educati ma tesi, ci pare evidente la soddisfazione generale di partecipare, ma contemporaneamente la non comprensione del fine ultimo, insieme all’insoddisfazione di chi sa di conoscere meglio la città di chi sta dall’altro lato della “cattedra”.

Si parla poi di TPL (Trasporto Pubblico Locale), di ciclabilità, ma sono passate da poco le 19.00 e i relatori cercano di accelerare molto. Rimaniamo un po’ interdetti: iniziando alle 17.40, con l’introduzione, oltre 10 domande a cui rispondere e un po’ di dialogo nel mezzo, a che ora si pensava di finire? Possiamo comunque comprendere la fretta, e la colpa probabilmente anche della modalità forzata telematica. Certo è che di carne al fuoco ce n’è davvero moltissima. Probabilmente serviva programmare fin da subito più appuntamenti. Magari si cambierà passo ora che si è visto che l’interesse è elevato.

IN CONCLUSIONE

Quello che emerge da questa riunione è tanta professionalità, quanto pressapochismo. La gestione dell’incontro è ottima, la divisione in gruppi efficiente per un buon dialogo. Ma sono più che evidenti i limiti di un team di progettisti che non conosce la città e che, probabilmente, non è stato adeguatamente guidato da un’amministrazione che non può permettersi di non considerare importanti questioni dirimenti nello sviluppo di un progetto partecipato quale è il PUMS. Tutta la parte di coinvolgimento attivo denota poi gran poca cura, come abbiamo visto. E la gestione dei tempi viene plasmata sull’aspettativa piuttosto che sul bisogno.

Le aspettative erano elevate, e la sensazione è di un certo amaro in bocca dopo il primo appuntamento. Si può sempre migliorare, e confidiamo che questo incontro sia servito a aggiustare il tiro per il futuro, ma più che reale partecipazione ci è sembrato un bel gioco, confezionato e gestito bene. Auspichiamo un cambio di passo, ma ci rendiamo conto che senza un intervento attivo dell’amministrazione è anche difficile per un team di progettisti non vicentini guidare un processo simile. D’altronde è proprio questo il ruolo della politica: guidare i processi. E la partecipazione è un impegno che la politica si prende con la cittadinanza che deve essere portato avanti negli anni, e non solamente per un’iniziativa.


[1] definizione riconosciuta dalle Linee Guida ELTIS, redatte dalla Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti della Commissione Europea

[2] https://www.comune.vicenza.it/albo/notizie.php/243892

[3] https://www.comune.vicenza.it/albo/notizie.php/263106

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